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Marmorosso Verona: design, artigianato, storia e cultura

 

by Daniela Cavallo         13/07/2018

 

Una start up innovativa che vuole valorizzare il territorio attraverso design, artigianato, storia e cultura del marmo rosso. Al lavoro un team di imprenditori e professionisti non solo veronesi: Gianluca Fasani, Andrea Lavezzi, Paolo Camaiora e Laura De Stefano coordinati da Giacomo Formigari Bernardelli.

 

Una canzone leggera si fonde con la storia della città nella presentazione di un nuovo progetto imprenditoriale e di valorizzazione del territorio. Fili rossi di marmo che vengono annodati, “dalla cava al monumento”, e ripercorsi al contrario, “dal prodotto alla materia prima”, descrivono Verona e il suo territorio. Un’impresa. Un rosso che non è solo un colore, ma radice, terra, origine, legame, un Rosso Relativo, relazione e punto di vista che ci riguarda, ci appartiene.

Come ci appartiene il Rosso di Tiziano, specchi: quella Scuola tutta veneta che rifiuta il disegno ed eccelle nell’uso di un impasto cromatico ricco e sfumato, con contrasti decisi che danno un dinamismo tutto particolare alla visione, pennellate veloci e imprecise, un attento gioco di luci, sfumature rossicce vicine al biondo, come chiome che ricordano i capelli di Lesbia, l’amante di Catullo.

Territorio, il nostro, una lastra di marmo rosso Verona come tessuto, visto ai raggi X, vivente, in continua trasformazione, camminarci sopra è un privilegio ed un onore che a volte dimentichiamo. Carattere di questa città che era conosciuta come Urbs picta et marmorea e che John Ruskin il conservatore, il viaggiatore inglese, descrive dello stesso colore delle sue montagne, la Lessinia, là dove una volta c’era il mare, rimasto intrappolato come gli abbondanti fossili del marmo veronese, ammoniti che ancora si scorgono in abbondanza nei lastroni che ricoprono molte delle strade e marciapiedi della città, come se calpestare bellezza fosse un lusso che ci si poteva permettere nel quotidiano: verde Alpi, giallo reale, e poi rosa del Garda, biancone di Sant’Ambrogio, rosa e bianco di Prune quel nero di Roverè che non si cava più da tanti anni, un nero assoluto, come “Sere Nere”.  Su tutti, rosso Verona.
Ancora fili, legami, storie d’amore che raccontano come musica il Paesaggio. E l’impresa, quella di questa nuova start up “Marmorosso” che ha un giovane e poliedrico direttore d’orchestra,  Giacomo Formigari Bernardelli, che ricorda, nella basilica di Sant’Anastasia, quel San Giorgio con la spada.

Un rosso quello di “Marmorosso”, che evoca atmosfere calde, luminose e passionali, quelle dell’amore, magari meno sanguigno e tragico della storia che nel mondo ci identifica, Giulietta e Romeo, più duraturo e resistente. Ma non basta. Altri fili per fare del territorio tessuto, note che nell’aria si muovono. “La voglia scalpitava, strillava”, quella del territorio e un po’ quella del nostro giovane direttore d’orchestra, perché le idee scalpitano per essere realizzate: “Marmorosso” come una partitura di eventi culturali per conoscere la materia di questo amore per il territorio, fino ad una mappatura dei monumenti della città che hanno questo cuore, rosso. E ancora. Note diverse per coinvolgere ogni senso, così una musica non basta ci vuole un profumo, il profumo del marmo, che possa indurre i sensi all’emozione, e ci vuole una “Dama del castello” che quasi come magia crei pozioni da quella rossa materia, “per dimostrarti adesso che ha ben altre forme il…” marmo.

“MarmoRosso” ha tutto questo, vuole essere brand in nome di questo territorio, e per questo territorio, rendendo esplicite le diverse componenti che ne sono carattere identitario, come gli elementi diversi ma uniti di quel marmo, vuole raccontare una storia, la nostra. E non c’è favola senza mito, Cappuccetto Rosso è la più antica, risale al Medioevo, quel Medioevo che è nel cuore della nostra città come carattere visibile e bellissimo, un colore che è simbolo di energia vitale, del Bene che trionfa sul Male, un colore per specchiarci, il colore dell’impresa, da San Giorgio contro il drago ai giorni nostri: il rosso. Quello del marmo di Verona. Così un augurio a “MarmoRosso” e al suo direttore d’orchestra che, nella sua impresa, dipinga Verona sempre più “splendente” e capace di rendere onore alle sue radici di pietra, a volte chiedendo “Perdono”.

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